Kids’Skills: la terapia solution-focused con bambini e adolescenti

Articolo tratto dal seminario di Ben Furman per The Psychology Club.

Un bambino di otto anni soffre di encopresi. È un problema serio, la famiglia è allo stremo e in casa è diventato un argomento di cui non si parla: un tabù, che genera molta verogna. E quindi, il lavoro comincia da tutt’altra parte. Il bambino vorrebbe imparare ad andare in bicicletta — a otto anni non ne è ancora capace. Bene: partiamo da qui.

Ci riesce. Segue una festa, promessa fin dall’inizio. E durante la festa, qualcuno gli chiede quale sarà la sua prossima abilità. La madre la nomina: “Imparare a riconoscere quando bisogna andare in bagno“. E per la prima volta il bambino è disposto a parlarne. E a impegnarsi, partendo dalla consapevolezza che può replicare il processo che ha già usato per imparare ad andare in bici. E, agli occhi dei genitori, “quasi per magia”, ci riesce.

Immagina di poter usare anche tu Kids’Skills con i bambini e le famiglie che segui. Si tratta di 15 passi, e ne parliamo qui.

Kids’Skills è il metodo solution-focused sviluppato dallo psichiatra finlandese Ben Furman e presentato in un seminario per The Psychology Club. Nella tradizione solution-focused, si smette di parlare di problemi da correggere e si comincia a parlare di abilità da imparare. Scelte, nominate e rivendicate dal bambino stesso. Questo articolo ne ricostruisce l’origine, i presupposti clinici, i quindici passi e i suoi limiti.

PDF e slide del seminario

Qui trovi le slide e il PDF di ricapitolazione del seminario:

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Terapie brevi in età evolutiva: casi clinici e setting con bambini e adolescenti

Nota. Questo articolo è un sunto del webinar “Terapie brevi con bambini e adolescenti” tenuto da Francesca Moccia — psicologa e psicoterapeuta, Direttrice Didattica del Master ICNOS in Terapie Brevi in Età Evolutiva e Vice-Direttrice della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Breve Sistemico-Strategica ICNOS — per The Psychology Club. I contenuti riprendono la cornice teorica, i tre casi clinici e le risposte alle domande emerse durante l’incontro. I casi sono presentati in forma anonimizzata: nomi ed elementi identificativi sono di fantasia.

Quando il paziente è un bambino di sei anni, il tempo non è una variabile neutra. Un anno di terapia, per un adulto, è semplicemente un anno; per un bambino di sei è un sesto della sua intera esistenza, un periodo che può attraversare un intero cambio di ciclo scolastico o una fase evolutiva decisiva. Avere a disposizione strumenti che permettono di intervenire in modo mirato e in tempi contenuti non è quindi solo una questione di efficienza: è una forma di rispetto verso i tempi di crescita del minore.

È da questa consapevolezza che muovono le terapie brevi in età evolutiva, un insieme di approcci orientati a risolvere il problema portato in seduta nel minor tempo possibile, senza per questo lavorare in superficie. In questo articolo ricostruiamo, a partire dall’intervento di Francesca Moccia, che cosa sono davvero le terapie brevi, quali vantaggi specifici offrono nel lavoro con bambini e ragazzi, come si sceglie e si fa evolvere il setting, e quali principi clinici emergono da tre casi che illustrano altrettanti livelli di intervento.

PDF riassuntivo del seminario:

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