Nota. Questo articolo è un sunto del webinar “Terapie brevi con bambini e adolescenti” tenuto da Francesca Moccia — psicologa e psicoterapeuta, Direttrice Didattica del Master ICNOS in Terapie Brevi in Età Evolutiva e Vice-Direttrice della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Breve Sistemico-Strategica ICNOS — per The Psychology Club. I contenuti riprendono la cornice teorica, i tre casi clinici e le risposte alle domande emerse durante l’incontro. I casi sono presentati in forma anonimizzata: nomi ed elementi identificativi sono di fantasia.
Quando il paziente è un bambino di sei anni, il tempo non è una variabile neutra. Un anno di terapia, per un adulto, è semplicemente un anno; per un bambino di sei è un sesto della sua intera esistenza, un periodo che può attraversare un intero cambio di ciclo scolastico o una fase evolutiva decisiva. Avere a disposizione strumenti che permettono di intervenire in modo mirato e in tempi contenuti non è quindi solo una questione di efficienza: è una forma di rispetto verso i tempi di crescita del minore.
È da questa consapevolezza che muovono le terapie brevi in età evolutiva, un insieme di approcci orientati a risolvere il problema portato in seduta nel minor tempo possibile, senza per questo lavorare in superficie. In questo articolo ricostruiamo, a partire dall’intervento di Francesca Moccia, che cosa sono davvero le terapie brevi, quali vantaggi specifici offrono nel lavoro con bambini e ragazzi, come si sceglie e si fa evolvere il setting, e quali principi clinici emergono da tre casi che illustrano altrettanti livelli di intervento.